
====La dittatura dei figli====
I figli senza padre sanno che qualsiasi cosa faranno, anche la più terribile, avranno sempre una mamma che li coprirà e li giustificherà. A loro non viene più chiesto né ordine né disciplina, né rispetto per gli altri, che è un derivato dei primi due. Sanno benissimo che i //sani// [[ceffone|scapaccioni]] che una volta erano considerati il cardine dell'educazione sono oggi un reato penale. Sanno che la famiglia moderna ha solo premi e nessuna punizione. E quindi qualsiasi loro comportamento va sempre e comunque bene.

E sviluppano, senza mezze misure, il delirio di onnipotenza, che manifestano in ogni occasione sfidando continuamente tutto e tutti, ritenendosi degli dei infallibili, unici arbitri dei destini di chi li circonda.

Hanno il potere totale di decisione su ogni scelta della famiglia: dal menu a tavola alla scelta di dove fare le vacanze o su come impiegare la domenica; tutto è deciso unicamente da loro.

Addirittura saranno chiamati in tribunale, in caso della separazione dei genitori, a decidere della sorte di coloro che li hanno messi al mondo.

A loro tutto è dovuto e coloro che stanno loro vicino debbono essere obbedienti servitori (e le mamme corrono a trasformarsi in serve, spesso prevaricando la loro stessa dignità, visto il subdolo tranello del sacrificio in cambio di potere). Comandano a bacchetta, pretendono sempre tutto e non hanno rispetto per nessuno. Non conoscono la frustrazione di dover desiderare qualcosa, aspettarla, conquistarsela. Piove dal cielo tutto, subito, immeritatamente. Vengono coperti letteralmente di doni: non ricevono una Barbie, ma la collezione completa, non un uovo di Pasqua, ma almeno 10, non conoscono la gioia di un dono perché non l'hanno mai desiderato abbastanza da poterne gioire, passano il tempo a scartare regali che non degneranno mai più di uno sguardo dopo averli aperti; vivono nella dimensione più consumistica che la storia dell'umanità abbia mai conosciuto, schiavi del continuo spacchettare regali che non sanno neppure dove mettere; vivono per possedere e accumulare oggetti inutili e non sono minimamente in grado di godere di ciò che //hanno// (di godere per ciò che //sono// neanche ad accennarlo). Non fanno che ricattare: se tutti non soddisfano immediatamente il loro capriccio si mettono a piangere a gola spiegata, oppure rompono un oggetto prezioso, oppure  lanciano la minestra sul muro, e così via. E il loro ricatto viene regolarmente premiato dai genitori che non conoscono né concepiscono altro comportamento che cedervi. 

Non conoscono il senso di responsabilità: se per esempio loro impongono alla famiglia l'acquisto di un animale, non capiterà quasi mai che se ne facciano carico; saranno sempre i loro //sottoposti// a dover sfamare e pulire la bestiola.

Gli esseri umani imparano a vivere nello stesso modo con cui imparano a camminare: per prove ed errori. Chi cade impara; chi non rischia non ha modo di progredire.

A vivere si impara principalmente per **premi e punizioni**: i comportamenti giusti porteranno dei premi e quelli ingiusti porteranno punizioni. L'assenza di punizioni è assenza di crescita, assenza di metà del mondo, negazione della possibilità di fare esperienza. 

La famiglia che falsifica la realtà, premiando sempre il bambino, ne fa un viziato, un nuovo esemplare di //[[puer aeternus]]//, che solo continuando a fare il bambino irresponsabile per tutta la vita e vivendo sempre tra le braccia di una madre, naturale o acquisita, potrà essere soddisfatto e accudito.

Una famiglia che ipocritamente abolisca le punizioni (che non debbono essere necessariamente delle scudisciate a sangue ma possono anche essere la ferma negazione di un ennesimo dono a un bimbo che non sa più dove stipare la catasta di giocattoli che gli sono stati regalati) svantaggia il figlio impedendogli di apprendere e di crescere.

E quando questo andrà incontro al mondo esterno, ogni minima difficoltà sarà una tragedia insormontabile, un brutto voto a scuola sarà sentito come una ferita inestinguibile, per la quale i genitori dovranno insorgere crocifiggendo l'insegnante, e così via, di follia in follia, per perpetuare l'educazione ipocrita, buonista e dolcecuorista.

E quando il giovane virgulto cresce e le batoste della vita non saranno false come l'educazione che gli è stata impartita, assistiamo troppo spesso al boom dei suicidi: l'estremo atto di rassegnazione di chi non ha più risorse per affrontare le sfide della vita.

Fa rabbrividire pensare che in Italia, paese notoriamente non certo in prima linea per le percentuali di suicidi, questi siano al quinto posto assoluto tra le cause di morte, ma al **primo** posto nell'età adolescenziale. È un dato impressionante che dovrebbe fare riflettere ogni persona, soprattutto ogni genitore.

Anche se i casi di suicidio vengono sottaciuti, vediamo ragazzi che si suicidano perché gli è stato detto il primo no della loro vita, per un brutto voto, perché sono stati piantati dal fidanzato, perché non hanno avuto un dono su cui contavano e per mille altre sciocchezze che possono soltanto fornire un quadro di come coloro che non hanno mai avuto un "no" serio e una punizione siano assolutamente incapaci di vivere al di fuori del grembo materno. Come certi animali allevati in cattività che riportati nel loro ambiente naturale non sono più in grado di procurarsi il cibo e muoiono di stenti.

È triste vedere questi ragazzi, tanto spavaldi, prepotenti e pieni di sicumera finché sono sotto le gonne materne, che fuori casa diventano dei pulcini bagnati, incapaci di tutto, terrorizzati e impotenti.

L'idiozia oggi imperante è che, visto un bambino ha già, fin dal momento della nascita (e forse anche da prima), dei tratti inconfondibili ed unici del suo carattere, debba non essere considerato un bambino, ma un //piccolo adulto//, partecipe ed arbitro di ogni decisione e scelta.

Ma la differenza principale tra il bambino e l'adulto è proprio //l'esperienza e la responsabilità//, che permette ad ogni scelta di essere una vera scelta. Il bambino non conosce che pochissime cose e, se lo si lascia decidere sulla base delle sue limitatissime esperienze, mangerà per anni solo pizza e patatine fritte, oppure vorrà andare a fare le vacanze per decenni nell'unico luogo che conosce, e così via.

L'ampliamento delle possibilità di scelta non può prescindere da una educazione che contempli, oltre ai premi, anche punizioni, dove venga favorita la conquista, l'allargamento del proprio limitato orizzonte di osservazione.

Ma visto che i figli di una società matriarcale e senza padre non sono in grado di affrontare la vita, allora cerchiamo di mutare la vita stessa, con una società iperprotettiva, ipergarantista, che elimini tutti i rischi e che contenga solo certezze, come è stato già descritto in precedenza.

È il classico serpente che si mangia la coda.

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Sull'argomento consiglio delle interessanti letture: \\
  * [[http://fby.develer.com/alberovita/wiki/wiki.cgi/FiglioLeader|Il Figlio Leader]]
  * [[http://it.notizie.yahoo.com/asca/20071115/tit-minori-eurispes-genitori-troppo-debo-59fdfba_1.html|
Eurispes, Genitori Troppo Deboli e Figli Spadroneggiano]]

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